“Spremute” di moda: grazie a due catanesi abiti dagli scarti delle arance!

orangefiber

 

Quest’anno tra i vincitori del Global Change Award, iniziativa promossa dalla, e svoltasi a Stoccolma il 10 febbraio, ci sono anche due italiane!

Il concorso, indetto per la prima volta lo scorso anno, cerca di fare moda in maniera sostenibile promuovendo la ricerca di materiali e processi di lavorazione “green” e fornendo ai partecipanti importantissimi strumenti che chi ha l’estro del genio inventivo talvolta non possiede, come collaborazioni e scambi con istituti universitari, aziende di Consulenza Direzionale, Servizi Tecnologici e Outsourcing, al fine di portare a compimento la ricerca e mettere a punto l’idea.

Tra i partecipanti di quest’anno dunque anche un team tutto made in Italy che ha presentato ai giudici un progetto decisamente succoso: l’Orange Fiber.

Di che si tratta? Semplice! l’idea di Orange Fiber è nata nel 2014 dalla tesi di Adriana Santonocito ed è stata realizzata anche grazie al sostegno e alla collaborazione di Enrica Arena che ha creduto a pieno nel progetto contribuendo a trasformarlo in realtà. La start up, avviata anche grazie agli studi di fattibilità condotti in collaborazione con il Politecnico di Milano, sviluppa filati innovativi e vitaminici dagli agrumi.

L’obiettivo – ci informano Adriana e Enrica nel sito ufficiale – è creare un tessuto sostenibile e cosmetico che risponda all’esigenza di innovazione dei brand di moda. Per farlo, vogliamo riutilizzare le oltre 700.000 tonnellate di sottoprodotto che l’industria di trasformazione agrumicola italiana produce annualmente”.

Il processo che permette di produrre questa filatura consiste, dunque, nella semplice estrazione di cellulosa dalle bucce e quindi dal pastazzo delle arance. Non solo. Essere ecologici conviene, non solo al pianeta! Infatti grazie alcune nanotecnologie è possibile fissare sui tessuti prodotti l’olio essenziale degli agrumi, il che permette il rilascio sulla pelle di vitamine A e C: la pelle viene dunque nutrita e idratata.

Cosa potrebbe esserci di meglio?

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