Scoppia la polemica – burkini si o burkini no?

Libertà d’espressione, libertà di pensiero, libertà di scegliere chi essere e come esserlo nel rispetto del prossimo. Questi sono i valori in cui crediamo, anche e soprattutto in un mondo complicato come il nostro.

Nonostante le differenze di pensiero che rendono il mondo bello in quanto vario, la varietà è ricchezza e soprattutto nel mondo dell’omologazione il non essere omologati non vuol dire necessariamente essere cattivi. Un argomento in particolare sta divento il mondo in questi giorni. La polemica è partita dalla Francia che, a buon diritto scossa dai recenti eventi di cronaca, ha deciso di vietare l’utilizzo del burkini sulle sue spiagge. Di cosa si tratta? Il burkini è un tipo di costume inventato 11 anni fa da Ahiida Zanetti signora di origini libanesi, musulmana praticante e velata: è un “costume da bagno integrale che si indossa come una tuta e ha un cappuccio incorporato per coprire la testa”, il suo utilizzo rende possibile alle donne mussulmane di recarsi in spiaggia e fare il bagno nei perfetto rispetto dei dettami religiosi che devono obbligatoriamente rispettare.

Nonostante molti abbiano confrontato tale usanza di coprirsi con quelle delle suore, le due cose sono molto diverse dal momento che le suore hanno liberamente scelto di fare voto e di condurre una vita volta alla religione e alla carità, mentre le donne islamiche non hanno avuto modo di scegliere ma sono state in qualche modo costrette da abitudini culturali e di tradizioni ad ammettere come normale il coprirsi e il non mostrare il proprio corpo. Tra l’altro se questo tipo di tradizione dovesse essere coerente sia gli uomini che le donne dovrebbero essere sottoposti allo stesso trattamento, cosa che chiaramente non avviene, infatti gli uomini islamici vanno tranquillamente al mare in pantaloncino.

Se dunque la stilista Zanetti da una parte ironizza sulla polemica ringraziando la Francia per la pubblicità gratuita e remunerativa che le sta facendo, dall’altro l’occidente ha reali intenzioni di prendere posizioni drastiche che abbiano ripercussioni anche in campo politico.

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