Si è riunito a Jeju, in Corea del Sud il dodicesimo comitato per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco, e proprio da qui il 9 dicembre ha deciso di dichiarare la pizza Patrimonio dell’umanità.

L’avvenimento ovviamente ha scatenato numerosi festeggiamenti in tutta Italia, ma soprattutto a Napoli. Da qui, infatti, è partita la petizione giunta fino all’ONU e che ha comportato il riconoscimento ufficiale di patrimonio mondiale, all’Arte del pizzaiuolo napoletano.

Queste le motivazioni riconosciute dalla commissione “il know-how culinario legato alla produzione della pizza, che comprende gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale, capacità di maneggiare l’impasto della pizza, esibirsi e condividere è un indiscutibile patrimonio culturale. I pizzaiuoli e i loro ospiti si impegnano in un rito sociale, il cui bancone e il forno fungono da “palcoscenico” durante il processo di produzione della pizza. Ciò si verifica in un’atmosfera conviviale che comporta scambi costanti con gli ospiti. Partendo dai quartieri poveri di Napoli, la tradizione culinaria si è profondamente radicata nella vita quotidiana della comunità. Per molti giovani praticanti, diventare Pizzaiuolo rappresenta anche un modo per evitare la marginalità sociale“.

Per il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina l’ “Identità enogastronomica italiana sempre più tutelata nel mondo”